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Cenni storici

La bagna càuda (in piemontese “bagna caoda”, cioè salsa calda) è uno dei piatti simbolo del Piemonte, e anche nella zona vercellese – in particolare a Livorno Ferraris e nei paesi della pianura tra Dora Baltea e Po – ha radici profonde e un forte valore identitario.

 

Origini

 

La bagna càuda nasce nel Basso Piemonte, tra le Langhe, l’Astigiano e il Monferrato, come piatto dei vignaioli e dei contadini. Si diffuse tra il XIV e il XV secolo come pietanza conviviale invernale: un modo per celebrare la fine della vendemmia e condividere ciò che la terra offriva.
Era una salsa povera, ma ricca di sapore: acciughe sotto sale, aglio e olio d’oliva (in tempi più recenti, con aggiunta di burro).

 

 Nella zona vercellese e a Livorno Ferraris

 

Nelle campagne del Vercellese, compreso il territorio di Livorno Ferraris, la bagna càuda si diffuse più tardi rispetto alle Langhe, probabilmente tra ’700 e ’800, grazie agli scambi commerciali e ai braccianti stagionali che si spostavano tra le colline e la pianura.

 

Qui la tradizione subì alcune adattamenti locali:

  • L’olio d’oliva, più raro e costoso nelle zone di risaia, veniva spesso sostituito (in parte) con burro o olio di noci.
  • Le verdure di accompagnamento riflettevano la produzione locale: cardo gobbo, topinambur, verze, cavolfiori, rape, barbabietole, porri e peperoni.
  • Spesso si accompagnava con il pane cotto a legna o con la polenta, più diffusa nelle famiglie contadine del vercellese.

 

Società e cultura

 

La bagna càuda nel vercellese non era solo un piatto: era una festa.
A Livorno Ferraris e nei paesi vicini si organizzavano (e si organizzano tuttora) “bagna cauda in compagnia”, cene comunitarie che riuniscono intere famiglie, amici e vicini.
Il piatto veniva servito nel tradizionale fujot, il recipiente di terracotta con la candela o la brace sotto, che manteneva la salsa calda per ore.

 

Questo spirito conviviale riflette perfettamente l’anima solidale e agricola della zona: la bagna càuda non è mai stata un piatto da mangiare da soli, ma un momento di incontro e appartenenza.

 

Curiosità locali

  • A Livorno Ferraris, patria di Galileo Ferraris e cuore agricolo del vercellese, la bagna càuda è spesso protagonista di sagre autunnali e cene della Pro Loco.
  • Alcuni anziani ricordano che, un tempo, dopo la bagna càuda si usava “puciare il gorgo” o “cuocere un uovo” nella salsa rimasta.

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